Psoriasi, infiammazione cronica e dieta

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica di origine autoimmunitaria che colpisce il 2,6% della popolazione con prevalenza delle donne.

La malattia è caratterizzata da placche eritematose, ben delimitate, squame cutanee che possono essere deturpanti e invalidanti. Al di là della pelle, la psoriasi è associata ad uno stato infiammatorio sistemico che è stato collegato all'obesità, diabete di tipo 2, e le malattie cardiovascolari.

Dato l'impatto negativo della psoriasi sulla qualità della vita, i pazienti spesso cercano informazioni su modificazioni dietetiche e stile di vita per aiutare a diminuire le loro lesioni cutanee. Modificare la dieta è un metodo accessibile e di auto-potenziamento che i pazienti sono desiderosi di abbracciare nel trattamento della loro malattia.

Quali sono le strategie dietetiche che possono migliorare o revertire il processo psoriasico?

Il primo importante intervento nella cura della psoriasi e della psoriasi reumatoide è il trattamento del disturbo ponderale e dunque del sovrappeso. Come gia accennato nell’introduzione il sovrappeso e l’obesità attraverso il tessuto adiposo determina un rilascio di numerose molecole definite citochine infiammatorie. Gli adipociti producono una varietà di queste citochine comprese TNF-alfa, MCP-1 e IL-6, che possono potenzialmente servire a peggiorare la psoriasi esistente o innescare lo sviluppo di nuovi punti di psoriasi.

Queste molecole possono essere modulate grazie alla perdita di peso e alla diminuzione del grasso soprattutto di tipo viscerale e sottocutaneo profondo di cui ne sono i principali produttori Gli interventi dietetici nell’ultimo periodo si sono concentrati soprattutto su diete a basso contenuto di carboidrati o diete oloproteiche chetogene. Tali diete hanno dato degli ottimi risultati sui sintomi della psoriasi grazie anche ad una netta diminuzione della massa grassa e del peso del paziente in generale.

Il secondo importante intervento dietetico come supporto per la cura della psoriasi è l’individuazione della presenza di intolleranza al glutine o ipersensibilità al glutine non celiachia. Pazienti affetti da psoriasi hanno dimostrato di avere una maggiore prevalenza di altre malattie autoimmuni, tra cui la malattia celiaca, una condizione caratterizzata da sensibilità al glutine.Un certo numero di studi suggerisce che la psoriasi e l’ipersensibilità al glutine condividono polimorfismi genetici e infiammatorie comuni. Una dieta priva di glutine si è dimostrata molto efficace nel prevenire e migliorare i sintomi della psoriasi e della psoriasi reumatoide.

Il terzo intervento riguarda l’importanza della supplementazione alimentare. Numerosi studi hanno permesso di identificare alcuni integratori che possono ottimizzare l’intervento dietetico. In particolare si è visto che l’integrazione di omega 3 e di vitamine D permette di migliorare nettamente il profilo infiammatorio. Gli omega 3 permettono infatti, di spostare la produzione di molecole infiammatorie a molecole meno infiammatorie per l’organismo, mentre la vitamina D, attualmente ritenuta non solo una vitamina, ma addirittura un ormone legato a numerosi processi fisiologici dell’organismo, permette di regolare l’ago della bilancia delle cellule T helper (uno speciale sottogruppo di globuli bianchi) verso la produzione di molecole antifiammatorie e/o regolatorie dell'infiammazione.

Altre importanti integrazioni sono la vitamina B12 in alcuni casi carente nei pazienti affetti da psoriasi e il selenio un potente immunostimolatore.

In conclusione la modifica dello stile di vita insieme ad interventi dietetici e integrativi può essere di grande aiuto come supporto per la cura della psoriasi.

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